martedì, 22 luglio 2008
Dica 33.
Chissà perché proprio questo numero.
I medici di una volta forse attraverso la pronuncia di questo numero capivano molte cose.
Adesso la medicina moderna non ti chiede più niente.
Nessun impegno. Tutt'al più un respiro profondo. Un colpo di tosse.
Trentatrè è diverso. E' più impegnativo.
Non a caso sono i trentini che entrano a Trento trotterellando. Non sono i gatti in fila per due, messi lì tanto per farti ricordare una canzoncina.
I trentini sono uno scioglilingua. Una cosa difficile da pronunciare (anche la parola scioglilingua non scherza).
Quindi questo 33 è importante.
Il medico, dicevamo, chiede 33 perché è rivelatore.
Perché evidentemente crea un moto particolare, un contrasto. Non a caso anche i famosi due gruppi di tigri che si fronteggiano sono da tre. E le civette sul comò? Quelle civette che fanno ridere, fanno rima ma a pensarci bene inquietano un po'. Tra l'altro amoreggiando proprio con la figlia del dottore.
E allora 33.
Leggo da wikipedia:
33 sono le vertebre dell'uomo, quindi 33 è la spina dorsale dell'uomo. E già questo da solo basterebbe a capire un sacco di cose ma poi:
Re Davide ha regnato su Gerusalemme 33 anni, papa Giovanni Paolo I ha retto il pontificato per 33 giorni e non ultimo, un capellone, un po' hippie, ha cambiato il mondo in 33 anni.

Qualcosa dovrà pur significare.
Per questo oggi sono un po' attanagliato dall'ansia.

33 anni.
Un terzo di vita (se Dio vuole, sperando non se la sia presa per la storia dell'hippie).
E allora è forte la tentazione di tirare la riga sotto gli addendi, i minuendi e i fattori della vita e chiedere alla locandiera il conto?
Considerando che di solito i fattori quando sono invitati mangiano sempre un casino, allora è probabile che quando arriverà quella simpatica e paffuta serva della tua coscienza non ci sarà da ridere come al solito. Ma può darsi anche invece che ci siano stati parecchi dividendi e allora ci si è guadagnato, in stima soprattutto.

Rimane il fatto che al 33 è inevitabile un controllo, un auscultazione.
Alla vecchia maniera, con la bonarietà del medico campagnolo e se serve porre rimedi, i migliori sono sempre quelli di una volta. Quelli che funzionano da una vita.
Uno soprattutto.

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categoria:auguri, , compleanno, 33
domenica, 13 luglio 2008
BillGatesLascia
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categoria:vignette, ironia, satira, microsoft, bill gates
domenica, 29 giugno 2008
Steve Jobs2
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categoria:vignette, notizie, ironia, satira, apple, prodotti, ipod, microsoft, bill gates, steve jobs
lunedì, 03 marzo 2008
Finisce il film e rimani seduto altri cinque minuti in silenzio.
Perché ripensi a quello che hai visto, perché ad alzarti non ci pensi proprio, perché alzarti ti sembra una mancanza di rispetto, perché tornare fuori vuol dire rompere l’incantesimo.
Quando alla fine di un film mi sento così, vuol dire che non ho visto solo un film, ho vissuto un’ emozione. Bella forte.

Lo scafandro e la farfalla è una delle più belle emozioni che abbia vissuto ultimamente.

Julian Schnabel m’ha rimesso le mani nello stomanco. L’aveva già fatto mesi fa con una mostra. Stavolta lo scopro (sic) come regista e la sua forza visiva, il suo modo di parlare all’anima passando dagli occhi ha fatto di nuovo centro.

Lo scafandro e la farfalla è ispirato all’omonima autobiografia di Jean-Dominique Bauby (per tutti Jean-Do’), capo redattore della rivista francese Elle, rimasto completamente paralizzato a causa di un ictus che gli causa la - rara e cosìddetta - locked-in syndrome.
L’unica parte del corpo che riesce a muovere è una palpebra.
Con quella imparerà a comunicare.
E solo con quella riuscirà a scrivere un libro.

L’argomento è di quelli delicati, di quelli che rischiano di trascinare un film nella farsa o nel dolore gratuito a tutti i costi.
Ma basta poco per capire che il libro da cui nasce è stato fondamentale per la codifica narrativa e drammatica,
E’ l’autore a dare l’impronta. Un impronta forte e chiara, come solo può essere lo stato d’animo di chi in una situazione del genere decide di non lasciarsi andare. Jean-Do non si compiange, non spinge sui toni del melodramma o della tragedia.
Quando affonda nel mare del suo stato d’animo, col suo scafandro pesante e claustrofobico in un attimo con il battito d’ali di una farfalla torna a volare, leggero e autoironico nell’azzurro di una giornata d’estate.

E il film è la perfetta riproposizione e l’esatta visualizzazione di tutto questo.
Il racconto è misurato, elegante, raffinato.
I primi dieci minuti del film sono perfetti per condurre lo spettatore dentro il film.: una soggettiva ininterrotta dall’occhio del paziente.

(Per chi non ha ancora visto il film - Saltate questa parte: si raccontano dettagli che potrebbero rovinare la visione)

Strepitosi l’inizio e la fine di questo momento con il primo minuto di continue sovrapposizioni di rossi e neri sfuggenti e distorti, di vaghe immagini sfocate e incomprensibili. Faticoso, duro, diretto; perché bisogna mettere a fuoco il punto di vista e capire la sensazione.
Ideale momento di chiusura di questi dieci minuti ininterrotti di soggettiva è la sutura dell’occhio immobile.
Il dettaglio dei punti all’interno della palpebra che piano piano spengono quello che fino a quel momento è stato il nostro unico punto di vista e il disperato - ma non straziante -  urlo del protagonista che in quel momento dà voce al pensiero del pubblico suggellano questi prima parte magnificamente.


Il film poi prende aria.
Bauby capisce che “l’immaginazione e la memoria sono gli unici modi che ho per evadere dal mio scafandro” per liberare la farfalla, attraverso il battito delle ali, il battito della palpebra e inizia il percorso di rinascita che lo porterà a scrivere.
Comincia il via vai di personaggi davanti a lui. Tra tutti, spiccano le tre donne di questo film: l’ortofonista che gli insegnerà a comunicare, la ragazza inviata dalla casa editrice che gli farà da “traduttrice” e la sua ex-moglie sempre presente, dall’inizio alla fine.
Anche loro, raccontate e rappresentate in maniera delicata e leggera, anche loro, farfalle che di volta in volta si posano con il loro sguardo sullo scafandro di GianDo’ e su di noi.

Cominciano i flashback nella memoria e i viaggi dell’immaginazione (vediamo JeanDò com'era prima e finalmente lo vediamo com'è adesso) che si alternano e si fondono con i momenti dentro lo scafandro, sempre in soggettiva.
Mentra continuiamo ad essere accompagnati dalla voce fuoricampo di Bauby che completa, commenta e racconta ogni immagine e  ci porta ogni volta con il giusto peso e la giusta misura ora dentro la rigidità dello scafandro ora sulle ali della farfalla.

Se non si fosse capito, davvero un gran bel film.

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categoria:recensioni, cinema, , dirtilamia, lo scafandro e la farfalla
domenica, 02 marzo 2008
É finito il Festival. E quindi anche il Dopo.
Anzi il dopo è finito prima.
Paradossale.

L’ultima puntata del DopoFestival è andata. Senza grandi sussulti ma con il solito stile e la solita brillantezza tipica dei programmi di livello, generalisticamente parlando, sempre più rari.

Nella puntata che suggellava la serata dei giovani, e la vittoria dei Sonohra, lo strepitoso si è toccato con la rivisitazione degli Elii proprio della canzone vincitrice.
Un testo clamoroso - la musica lo è sempre - tutto dedicato alla “H” del nome Sonohra, messa lì un po’ a cazzo.

Per il resto, sempre per la serie “Vogliamo la musica bella” da segnalare un pezzo di basso a quattro mani tra Faso e Max Gazzè e l’interpretazione di “I say a little pray for you” fatta da Giorgia.

Il DopoFestival ufficialmente finisce qui.
Ufficialmente sì, perché nella serata finale del Festival, la Gran Cerimonia, il momento del trionfo non poteva mancare un ringraziamento ed una citazione ufficiale per i mattatori del programma più interessante dell’ultima settimana. 

E gli Elii ancora una volta, come anni fa - era il 1996 - lasciano il segno sul palco.
Si presentano vestiti e mascherati - stile Rondò Veneziano - presentando il pezzo “Largo al Factotum” tratto dal barbiere di Siviglia di Rossini e dedicato a Feiez - uno dei membri storici del gruppo.

La dedica però non poteva non essere firmata dall’ironia e dal cameratismo ed Elio mentre intona la parte finale in cui si ripete il nome di Figaro tra un Figaro e l’altro rimane in sospeso su Figa-.

Vuoi mettere la soddisfazione di dire Figa sul palco dell’Ariston?

Prima della fine però, c’è tempo per un colpo di coda e per la riabilitazione di Tricarico.
Dopo essere “capitato” per ultimo, due volte in quattro giorni, essere arrivato lì carico come una molla, essersi sorbito le pseudo-domande e le pseudo-gag dei gemelli Baudo-Chiambretti, all’ultima bravata non resiste: Chiambretti dopo averlo presentato fa finta di sbagliare l’uscita e gli passa dietro correndo un attimo prima che inizi il pezzo.
Tricarico istintivo, naturale e semplice come si è dimostrato essere, non può far altro che chiosare con uno...

...”Stronzo!”.
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sabato, 01 marzo 2008
Altra puntata del DopoFestival. Altro momento di grande spettacolo.

Serata del Festival dedicata ai duetti: ogni cantante presenta il proprio pezzo riarrangiato e in compagnia di un altro artista. Regola che vale per tutti, o quasi - nessuna voce alternativa e nessuna variazione musicale solo per chi? Trick&track Tricarico.

Ma per fortuna poi c’è il DopoFestival: entreè, presentazione della conduttrice, dei giornalisti e dei big invitati: Bennato, LolaPonce (il nome del “compagno artistico” non me lo ricordo. Strano, dei due, mi ricordo sempre e solo lei) e qualche minuto più tardi, ecco anche Frakie Hi-nrg accompagnato dal chierichetto rimasto nomade dopo la legge 180, Simone Cristicchi, compagno di duetto in serata.

Appena il tempo di sedersi e Lucilla riporta a Frankie una sua dichiarazione sulla canzone dei Tiromancino, non troppo lusinghiera. E chiede conferma.
Il rapper ripete il concetto e affonda il coltello “Secondo me tutto questo parlare della canzone è stato esagerato rispetto a quello che poi in realtà è. Sembra quasi sia stato strategico. Promozionale”.

Tempo cinque minuti e fa l’improvvisata Federico Zampaglione.
Il leader dei Tiromancino comincia soft ma con piglio. Chiede delucidazione sui fatti al diretto interessato. Frankie ripete l’”Hi-nrg pensiero” edulcorando un po’.
Ma la miccia ormai è accesa.
Zampaglione cerca subito la frase ad effetto “Ma non è che stai rosicando?”.
Va a vuoto, il pubblico rimane in silenzio - anche perché nessuno capisce per cosa dovrebbe rosicare Frankie.
Ma Zampaglione non demorde. E’ un fiume in piena.
Comincia a picconare tutta la tematica e lo stile del suo avversario definendolo “uno sproloquio” e “un girare sempre intorno al concetto di Piove, governo ladro” “senza mai prendersela con nessuno”. E premettendo ogni volta “io non vado in giro a dire che la tua musica è” ...così, così e così...e intanto lo dice.
Finchè Hi-nrg chiosa “e sti cazzi!”
Sullo “sticazzi” Zampaglione per un attimo sembra accusare. Ma è solo un attimo, perché adesso riprende più inviperito che mai. Sembra una donna al 27° giorno. Una suocera a cui hai toccato la figlia. Una 35enne single a cui parli di maternità.
Comincia a raccontare di Frankie che non vende più, che è stato ripescato per Sanremo, che non ha più niente da dire.
Alla fine interviene Elio che nel frattempo vorrebbe mandare avanti un programma e proprio sul gong arriva l’ultimo incrocio di colpi.
Zampa allunga il destro con un “sei un leccaculo”, Frankie risponde con un irridente “sei surreale”.

Alla fine ai punti di aggiudica nettamente l’incontro il buon Frank - sarà che ha un illustre omonimo nel mondo della boxe.
 
Se la vetrina cercavano i Tiromancino, la vetrina hanno trovato. Peccato che tra il cantato e il parlato non abbiano messo in mostra nulla di buono.

E adesso c’è il dopoFestival di stasera.
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categoria:musica, sanremo, tiromancino, frankie hi-nrg, dopofestival, dirtilamia, zampaglione
venerdì, 29 febbraio 2008
Castrazione
postato da: J0ker alle ore 17:57 | Permalink | commenti
categoria:politica, vignette, campagna elettorale, berlusconi, veltroni, dirtilamia, riderci
venerdì, 29 febbraio 2008
Ormai è andata: sono pazzo del DopoFestival.
Ma leggendo quà e là, ascoltando sù e giù, mi pare di capire di non esser solo.
Il successo del dopoFestival è tale che forse dovremmo ribattezzare il Festival come il PrimadelDopoFestival.

Il programma di punta di questa settimana sanremese è quello che sparla, ironizza, rilegge e fa il contropelo al Festival.

Della prima puntata s’è detto, la seconda purtroppo l’ho persa.
In compenso ieri e oggi hanno ampiamente soddisfatto le aspettative, anzi ampiamente superato.

Ieri non c’era il Festival ma non ci siamo fatti mancare carne da cuocere.
Nel primo pomeriggio: la Bertè è accusata di plagio.
Sembrano le solite dicerie.
Prima di cena: la Bertè esclusa dal Festival per plagio.
Che poi a sentire i due pezzi in questione possiamo dire che non è neanche plagio.
E’ proprio la stessa canzone.

Una canzoncina senza infamia e senza lode - cantata da una sconosciuta vent’anni fa - riarrangiata e con un altro testo - neanche tutto, il ritornello è identico - ma con la stessa identica melodia.

Al DopoFestival insieme all’allegra banda degli Elii c’è il lider maximo del festival, il gran cerimoniere, il megadirettore: Pippone.
Racconta la storiella, c’appalla un po’ a tutti dilungandosi giusto il tempo di raggiungere il minimo di share.

Subito però, a risollevare il morale ci pensano gli Elii, accanendosi sulla canzone e sul testo della premiata ditta Giggi Tatangelo/Anna D’Alessio.
Pare perché Zia Anna gli abbia dato buca per due sere di seguito.

Tutto il parterre de roi - ben sette BIG - viene messo in mezzo per interpretare un paio di passaggi concettualmente ostici parolati dal Giggione nazionale e per l’occasione viene anche svegliato Tricarico che probabilmente era stato portato lì di peso.
Lì come un po’ dovunque lo si veda - mi chiedo se c’è un posto al mondo in cui Tricarico si senta a suo agio e sia di compagnia.

Superata l’empasse creata dall’intervento del semprepettinatissimoTrick&Track, assolutamente privo di senso, viene lanciato un “audiovisivo” che racconta della vita sanremese di Cammariere - intitolato appunto “Vita da Cammariere - interpretato dalla splendida Lucia Ocone.
Al rientro in studio Mietta ci lascia.
Entra in una crisi di riso che da quel momento in poi non smetterà più. Risata tra l’altro anche molto rumorosa.

Finalmente però siamo alle battute finali.
Elio e Lucilla salutano mentre passano i titoli di coda ma
...all’improvviso uno sconosciuto al telefono: RedRonnie.
Sul filo di lana il roscio che vive negli anni ’60e’70 infila il piede nella porta e interviene per rigirare la frittata alla Bertè e dire che in tempi non sospetti il suo amico Radius  - autore di entrambi i pezzi incriminati - gli aveva confessato che era stata la Loredanona a contattatare il Radius (che non è un elemento chimico, ma pare faccia quasi più danni) per proporgli di portare “quel” pezzo a Sanremo. E non viceversa come i più vanno dicendo.

Baudo taglia corto e tutti insieme liquidano il fratello fumato di Red Canzian praticamente  chiudendogli il telefono in faccia.
Allora buonanotte....

...e invece no.
Ultimi 30” e ultimo coupe de theatre.
Tra il pubblico spunta una corpulenta signora che intona una versione lirica di “Nel blu dipinto di blu” (mi pare!). il gran Maestro sa come cavarsela in questi casi. Questi casi si assecondano: le porge un microfono, la lascia finire e tutto sfuma serenamente nel nero.

E stavolta si, davvero buonanotte.

Continua....
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categoria:musica, televisione, sanremo, dopofestival, dirtilamia, riderci
martedì, 26 febbraio 2008
Ieri è iniziato il Festival di Sanremo.
Della serie "Che ce frega!" è vero, ma com'è ormai tradizione dopo il festival che c'è?
Non serve un grosso sforzo di fantasia per arrivarci - più o meno lo stesso che hanno fatto gli organizzatori per pensare al nome- anche per chi non ha il televisore o per chi pensa che SanRemo sia un'associazione di canottaggio cattolica; dopo il Festival c'è il Dopofestival.

Ho fatto voto di castità da anni e da anni non mi faccio più tentare da quella simpatica, colorata e animata manifestazione canora così cara al nostro orgoglio nazionalpopolare - anche perché sarebbe come sentirsi attratti da SuorPaola, sempre per rimanere in tema di blasfemìa, però caso ha voluto  - ma soprattutto l'età ha richiesto - che tornassi a casa per l'inizio del DopoFestival.

Mentre leggevo/sonnecchiante davanti al televisore, mi accorgo che in sottofondo si parlava di Festival e che zappingando ero finito su RaiUno.

Quest'anno il DopoFestival è condotto DAGLI Elio e le storie tese e da Lucilla Agosti una presentatrice che personalmente apprezzo molto: carina, brava, precisa e, da non sottovalutare, intelligente.
Ma quello che rompe gli schemi e che aggiunge valore è indubbiamente il peso, la follia, la bravura e l'ironia della band milanese.

Il dopofestival nato come momento di approfondimento serio è morto probabilmente l'anno della sua prima edizione, anche perché se all'una di notte dopo 4 ore di "sfrantumatio maronis" a base di Do lam rem sol, sole, cuore, amore, lacrime e sangue ci metti pure l'approfondimento, allora sei passibile di denuncia per tentato omicidio.

Ultimamente quindi il tono del Dopo è stato molto più leggero e superficiale, anche per rimanere in linea con il Prima, cosa c'è da approfondire sulle canzoni di Sanremo?
Finora però non era stato fatto dichiaratamente. Quest anno finalmente si è capito che un taglio ironico dissacrante è molto più sensato.

Il retaggio dell'impegno, la nostra perpetua e mai sopita voglia di criticare, insegnare, prenderci sul serio sono però duri a morire per cui non sono riusciti a fare a meno di metterci in mezzo i famosi, seri e santissimi critici musicali. Che per fare audience devono comunque criticare negativamente, anche se otto volte su dieci hanno ragione, che devono criticare tutto, anche oltre la musica.

E purtroppo noto con dispiacere che l'età avanza e i neuroni non hanno più la lucidità e la brillantezza di un tempo, le sinapsi sono rallentate probabilmente o sconnesse, fattostà che Luzzato Fegiz è completamente andato. Ormai ha più o meno l'età del Casinò, probabilmente anche i soldi del casinò, potrebbe anche stare a casa e limitarsi a scrivere sul Corriere.

Ieri sera ha rischiato la rissa con Toto Cutugno che dopo un entreè in cui ha detto di essere un "buono" si è alzato dal divanetto è andato faccia a faccia con Fegiz a dirgli "piantatela, sono anni che dite sempre le stesse stronzate" - l'unica volta,  oltre a quando ha detto vado a vivere in campagna, in cui sono stato d'accordo con Toto -. E Fegiz di contro e con molta, davvero molta, classe (sono ironico!) gli ha risposto "Tu dopo tutti i milioni che hai preso per le tourneè in Russia, ancora stoni a sanremo."

Davvero un bel siparietto.
Aspetto ansioso il dopofestival di stasera.
postato da: J0ker alle ore 16:43 | Permalink | commenti
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giovedì, 14 febbraio 2008
Signore e signori, la comicità, l'ironia, la satira.
Semplicemente così come viene.
Liberamente.

Senza croci, ipocrisie, comitati di genitori, comunità ebraica, mullah mussulmani, commissioni per la moralità, lega nazionale reduci di guerra, parcondicio.

Si offendano tutti, così da non offendersi nessuno.
Perché è soltanto una risata.





P.s. si chiama Jeff Dunham.
postato da: J0ker alle ore 13:03 | Permalink | commenti
categoria:televisione, satira, societĂ , ventriloquo, jeff dunham